Città fluide

Federica Filippelli torna con un nuovo ciclo di lavori sulla città. I riferimenti iconici che hanno caratterizzato la produzione precedente sono abbandonati “verso una rappresentazione della città nei suoi angoli meno noti e identificabili”, come afferma lei stessa.

L’artista crea delle composizioni che ricordano le inquadrature di una macchina fotografica: realizzando una “foto” nella quale la frenesia dei ritmi che invadono la città non dà il tempo di mettere a fuoco, lascia che le troppe informazioni visive ci assalgano in una rapida sequenza, sovrapponendosi l’una all’altra come immagini della memoria, che, ricomposte a distanza di tempo, riaffiorano morbide e mutevoli.

Il nuovo percorso della pittrice non si limita a viaggiare nei meandri della memoria, ma cerca anche di esplorare la sensazione di perdita di identità tipica della vita all’interno di una grande dimensione come quella metropolitana, raggiungendo quell’anonimato misto alla piacevole sensazione di essere invisibili.

Ci troviamo in un non-luogo, dove la perdita di memoria e d’identità ha lasciato spazio a qualcosa di nuovo che potrebbe essere ovunque e in qualsiasi stagione, silenzioso e sfuggente come un liquido.