Sandro Luporini 'Dal Realismo esistenziale alla Metacosa'

Pittore e autore teatrale insieme a Giorgio Gaber, ha rappresentato e raccontato, attraverso i due linguaggi che ha sempre mantenuti distinti, il personale e il politico delle generazioni che hanno visto da un lato cambiare radicalmente il mondo e dall’altro rimanere intatta la dimensione della solitudine esistenziale. Due linguaggi che in questi decenni lo hanno tenuto vigile e attento ai mutamenti della realtà socio-politica come a quelli dell’anima.

Pittore “figurativo” in modo intransigente, se così vogliano dire: la sua produzione è rimasta pressoché intatta dalle furie iconoclaste e al contempo fedele ad una atmosfera di fondo – alla metà degli anni Cinquanta definita “realismo esistenziale”, venticinque anni dopo “metacosa” – che si ritrova anche nelle opere successive, nelle spiagge invernali e nei mari immobili e senza voce intravisti da una finestra.
In mostra opere molto significative ma poco conosciute perché provenienti in gran parte dalle collezioni private di suoi amici e familiari, esemplari dei diversi periodi e al contempo capaci di delineare il leit motiv che tutte le accomuna, un continuo arrovellarsi intorno alla solitudine esistenziale, dove il pittore intrattiene colloqui intimi con i disadattati dell’ “essere”.
Immagini bloccate in una totale assenza di tempo, in una luce ferma quasi in attesa che si compia il miracolo montaliano; ambienti in cui rinnovate inquietudini si esprimono nella ambiguità “interno- esterno”; esseri umani come larve che si muovono come ombre in stanze oscure, riflessi negli specchi, alle prese con la fatica di trasformare i loro gesti in amore.

Fra le opere in mostra un ritratto dell’amico e collega Gian Franco Ferroni; la “Villa su lago di Como” che appare quasi come un Mondrian di grigi; un “Interno-Esterno” con alberi raggelati d’oro nel buio; una desolata “Camera da letto” bianco-gialla con ombre cinesi e una testiera di grate; un esemplare della serie “Amanti notte”, il bacio fra le onde ferme del mare, qui in versione semidiurna, che getta un ponte fra la dimensione terrestre e quella del cosmo.